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martedì, 18 Maggio 2010

15:00
18:00

La governance amministrativa degli enti locali: come contemperare le esigenze di managerialità, efficienza e controllo della legalità[B.21]

 E’ stata la novità normativa ad imporre un’accelerazione della riflessione sugli assetti della dirigenza di vertice nelle amministrazioni locali.   Nel giro di poche settimane, il quadro legislativo in materia ha infatti subito rapide e sorprendenti modificazioni che hanno portato alla sostanziale abolizione della figura del Direttore generale per la gran parte degli enti.

Il turbine caotico di norme  c.d. “ordinamentali” per il sistema delle autonomie locali non è solo il sintomo di un pessimo livello di galateo istituzionale.  E’ il segno, piuttosto, che su questa materia l’attenzione e la sensibilità sono giunte al minimo.

E’ necessario ora rivendicare la necessità di una riflessione articolata e matura che parta dall’ambito di autonomia, normativa e organizzativa,  riconosciuto a ogni Comune e a ogni Provincia

Il dibattito sul vertice degli apparati professionali locali, dopo la riforma del 1997, ha ruotato ossessivamente attorno alla contrapposizione segretario/direttore generale. Ci sembra che il problema così sia mal posto. Il convegno propone piuttosto una riflessione nella ricerca di un rinnovato equilibrio, nella organizzazione degli apparati professionali locali,  tra la “tensione al risultato” (efficacia, efficienza, tutto sommato “buon andamento”) e garanzie di legalità (imparzialità)

martedì, 18 Maggio 2010

15:00
18:00

Azione collettiva e standard di servizio[B.14]

  La disciplina dell’azione collettiva nei confronti della Pubblica amministrazione (d. lgs 198/2009) rappresenta il coronamento di uno sforzo riformatore che va sotto il nome di Riforma Brunetta.

Il motivo ispiratore di questa disciplina è quello di consentire ai cittadini di stimolare l’azione della PA sollecitandone l’efficienza e la coerenza con gli standards economico-qualitativi che essa stesa si è data, in coerenza con il ciclo della performance che, ai sensi del d lgs 150, dovrà guidarne il programma di azione e gli standards di qualità cui sono vincolate le PP AA. e i concessionari dei servizi pubblici.

Per questo l’azione collettiva non è stata concepita come un ulteriore strumento giudiziario per soddisfare (solo) un interesse particolare. Ciò per cui esistono già gli istituti del processo amministrativo (ivi compresa l’azione di risarcimento). Nell’azione collettiva l’idea è quella di affidare ai cittadini che l’attivano un ruolo sollecitatorio e ausiliario rispetto ad un’azione efficiente della PA, nell’interesse generale. La normativa prevede, infatti, che l’interesse individuale sia collegato ad un interesse a carattere esponenziale, “giuridicamente rilevante e omogeneo per una pluralita' di  utenti  e  consumatori” (per parafrasare l’art. 1 del d. lgs 198/2010).

Il modello è più quello di un’azione popolare nell’interesse della collettività, che quello dell’azione giudiziaria per la soddisfazione di un interesse particolare.

L’effetto vuole essere, dunque, prima di tutto di responsività più che di responsabilità giuridica dell’amministrazione. E’ questo il motivo per il quale la fase pre-contenziosa promossa con la diffida di cui all’art. 3 del d. lgs. 198/2009 ha una rilevanza strategica e mira a scongiurare l’esito giudiziario.

Solo in caso di manifesta inadeguatezza del rispetto degli standard, comprovata dall’incapacità dell’amministrazione di reagire alle sollecitazioni, anche a seguito della diffida, si apre la strada al ricorso, che, come è previsto è innanzitutto finalizzato, sempre in prospettiva sollecitatoria e ausiliaria, ad una pronunzia che ordini  “alla pubblica amministrazione o al concessionario di  porvi rimedio  entro  un  congruo  termine”  (art. 4 d. lgs 198/2009).

L’Italia, come tutte le grandi democrazie ha avviato da ormai un ventennio uno sforzo di trasformazione dell’azione dei pubblici poteri, orientato a realizzare un’amministrazione di servizio in collaborazione con i cittadini utenti.

La pubblica amministrazione, per funzionare, ha bisogno di essere trasparente e consentire così ai cittadini i svolgere quel ruolo di sollecitazione costruttiva e di ausilio informativo, che spinga gli operatori a migliorare le proprie prestazioni, vedendo contemporaneamente e pubblicamente riconosciuta anche la propria capacità e il proprio merito.

L’azione collettiva - che costituisce un istituto unico nel panorama comparato - rappresenta una sfida per realizzare questi obiettivi.

Il panel intende offrire un’occasione di dibattito e approfondimento per individuare le potenzialità e le criticità di tale innovativa riforma amministrativa.

mercoledì, 19 Maggio 2010

10:00
13:00

Poteri e nuova disciplina della dirigenza tra valutazione e procedimenti disciplinari[B.03]

 In attuazione del principio di delega contenuto nella legge n.15 del 4 marzo 2009, il decreto legislativo 150/2009 definisce un sistema più rigoroso di responsabilità dei dirigenti pubblici. Sebbene i contratti collettivi nazionali di lavoro disciplinano i rapporti sindacali e gli istituti della partecipazione, resta in ogni caso ferma la responsabilità del dirigente ed il suo potere di organizzazione e di gestione delle risorse umane.

I dirigenti, fra l’altro, diventano finalmente i veri responsabili dell’attribuzione dei trattamenti economici accessori in quanto ad essi compete la valutazione della performance individuale di ciascun dipendente, secondo criteri certificati dal sistema di misurazione e di valutazione. La nuova normativa valorizza dunque la figura del dirigente, il quale avrà a disposizione reali e concreti strumenti per operare e sarà sanzionato, anche economicamente, qualora non svolga efficacemente il proprio lavoro.

Il convegno propone un confronto sul tema anche alla luce delle prime esperienze attuative

mercoledì, 19 Maggio 2010

15:00
18:00

L'impatto della riforma sulla contrattazione[B.05]

 Riguardo alla contrattazione collettiva, nazionale ed integrativa, il decreto legislativo 150/2009 dà vita a un processo di convergenza non solo normativo, ma anche sostanziale, con il settore privato.

Le norme rispondono alla necessità di costituire il dirigente come rappresentante del datore di lavoro pubblico (identificato in modo ampio nei cittadini-utenti e nei contribuenti), e quindi alla necessità di ribadire i poteri del dirigente in quanto responsabile della gestione delle risorse umane e della qualità e quantità del prodotto delle pubbliche amministrazioni, indicando chiaramente, in risposta allo specifico principio di delega contenuto nella legge n.15 del 4 marzo 2009, quali materie rientrano nell’ambito della contrattazione e quali no.
 A tale finalità, del resto, risponde il principio della inderogabilità della legge da parte della contrattazione, a meno di specifica indicazione della legge stessa, posto dal legislatore in apertura della legge n. 15/2009 a tutela della normativa e dell’autonomia e responsabilità dirigenziale nei confronti dell’invadenza di una contrattazione eccedente i limiti della legge nella pratica degli anni recenti.
Le nuove disposizioni creano un legame forte tra contrattazione decentrata, valutazione e premialità: in particolare, viene rafforzato, in coerenza con il settore privato, il condizionamento della contrattazione decentrata, e quindi della retribuzione accessoria, all’effettivo conseguimento di risultati programmati e di risparmi di gestione.

Il convegno, cui parteciperanno anche le Organizzazioni sindacali, propone un confronto aperto sul tema.

L’evento si svolge in memoria di Ubaldo Poti, primo Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, grande e rimpianto esperto delle politiche del lavoro pubblico.

mercoledì, 19 Maggio 2010

15:00
18:00

Una governance di sistema per la valorizzazione dei beni culturali.[B.48]

I beni culturali possono rappresentare una opportunità competitiva importante per il nostro Paese, a condizione che si definisca e si attui una compiuta strategia di valorizzazione dell’immenso, e per molti versi unico, patrimonio culturale.

Tuttavia, per evitare che il discorso dei “beni culturali come risorsa” rimanga pura retorica (se ne parla da almeno un decennio), è necessario cominciare a ragionare, mettendo insieme tutti gli attori della filiera di competenze istituzionali, su un modello, su obiettivi, su strumenti condivisi. Oggi assistiamo invece ad una frammentazione delle politiche per la valorizzazione dei beni culturali, con le regioni che perseguono un proprio modello, enti locali che spesso non inseriscono i beni e le attività culturali nel quadro di politiche integrate di sviluppo del territorio, beni culturali di enorme valore che soffrono della mancanza di fondi adeguati per la loro conservazione e promozione e risorse potenzialmente disponibili (ad esempio i fondi strutturali) che non vengono adeguatamente impiegate per il raggiungimento di obiettivi di sistema.

Nell’Italia del federalismo un “progetto-paese” sui beni culturali può nascere soltanto sulla base di meccanismi di governance. Attraverso forme di coordinamento e concertazione occorre trovare gli assetti per un dialogo centro-territorio nel quale individuare priorità, obiettivi, modelli.

Il convegno è l’occasione per incontrare alcuni degli interlocutori chiave con i quali avviare un primo confronto sulla governance dei beni culturali, da cui far scaturire, in seguito, un modello – anche sfaccettato ma definito nel suo impianto – per la valorizzazione dei beni culturali, evitando una dispersione di risorse che il Paese non può permettersi.

giovedì, 20 Maggio 2010

14:30
18:00

L’evoluzione del procurement nella pubblica amministrazione: il nuovo ruolo dei responsabili acquisti[B.51]

 Gli obiettivi di finanza pubblica italiana e europea convergono ormai sulla necessità di intervenire sulla riduzione della spesa pubblica e in particolare sui costi relativi all'acquisto di beni e servizi.

I titolari della funzione acquisti, per fronteggiare le criticità attuali e quelle probabilmente crescenti dei prossimi mesi, devono poter utilizzare al meglio tutte le tecnologie a disposizione sui nuovi mercati elettronici e agire con professionalità adeguata, per abbattere sprechi e ottimizzare le risorse.
Quindi nuove responsabilità in un futuro immediato ma anche la necessità di maggiori conoscenze , per essere protagonisti attivi e sempre più rilevanti nell'evoluzione del procurement.
In questo quadro si pone  il rapporto sulle nuove professionalità per i responsabili degli uffici acquisti, che  l'Università di Tor Vergata conduce con  Promo PA Fondazione e del quale saranno fornite alcune anticipazioni utili a orientare  le scelte degli operatori

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